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Il Calendario Pirelli 1968 |
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Harri Peccinotti in Tunisia |
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Maggio |
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Gli altri anni Sessanta |
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Dopo un anno di sospensione, il Calendario ritorna. In un periodo caratterizzato dal libero amore, dall'allentarsi dei tabù sessuali e dalla ricerca dello scandalo a tutti i costi, l'edizione 1968 del Calendario Pirelli fa la sua riapparizione in uno stile che lo distingue da tutto quanto lo circonda. Mentre gli altri gridano, Pirelli sussurra. E si fa ascoltare. L'idea di Derek Forsyth per quest’edizione è di abbinare le modelle ai versi di poeti quali Allen Ginsberg, Elizabeth Browning, Pierre de Ronsard, gli Elisabettiani e persino alcuni poeti dell'antico Giappone, con lo scopo di creare delle fotografie che non siano semplici illustrazioni ma anche di evitare in ogni modo possibile un erotismo che gli uffici di Milano potessero considerare volgare. Ancora una volta il Club Mediterranèe fornisce il luogo per il servizio, ma questa volta è l'isola di Djerba in Tunisia. Harri Peccinotti, che ha lavorato come reporter in Vietnam e che è famoso per aver avuto l'audacia di usare modelle di colore nei suoi servizi di moda, è scelto come fotografo. Le modelle sono molte e vengono da ogni parte del mondo, rappresentando così in carne ed ossa l'internazionalità della scelta delle poesie. Insieme con una cinese Elisa Ngai, alla scandinava Ulla Randall dalla pelle bianchissima e a Jill La Tour, c'è anche Pat Boot, diventata poi una scrittrice di successo, il cui volto non è mai stato fotografato a causa di un'infezione agli occhi. Un gruppo di belle ragazze che si spogliano di fronte ad una macchina fotografica è uno spettacolo che crea non pochi problemi in un paese di religione islamica. Il team è costantemente seguito da arabi che si nascondono tra le dune per spiarli. Nel bel mezzo delle riprese un evento rischia di far andare in fumo tutto il lavoro: l'inizio della guerra tra Israele e i Paesi Arabi. Tutti i turisti sono invitati a lasciare l'isola. Harri Peccinotti parte per primo e arriva a Tunisi invasa dai carri armati. La sua anima di reporter vince sulla paura e di notte va in giro per le strade a fotografare quello che succede, finché non è arrestato. Per qualche strana ragione gli sono sequestrati tutti i rullini tranne quello che ha in macchina. Anche Forsyth cerca di scappare ma è fermato e interrogato. Il Calendario, quasi completo, sembra in grave pericolo. E’ salvato per fortuna dal marito di una delle modelle, che era con il team come accompagnatore indesiderato ma che aveva un biglietto di ritorno per Londra. Forsyth gli affida le pellicole e lo manda a Londra. Questi eventi portano ulteriore pubblicità al momento del lancio del Calendario. |
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Il Calendario Pirelli del 1968 è a fogli mobili, che possono essere liberamente esposti su una base di plastica dove sono anche appesi i fogli dei mesi, per cui non c'è corrispondenza tra immagine e mese. Ho dato io un mese ad ogni immagine, secondo il mio gusto personale. |
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L'idea, seppur non medita e non ancora perfettamente messa a punto, aveva dimostrato una sua precisa resa pubblicitaria. Se resisteva qualche remora d'immagine ai piani alti del Pirellone, fu frantumata dalla velocità di trasformazione della moralità, del pudore, del gusto, del costume che da allora si moltiplicò. Da quel 1967, anche l'Italia si mise a correre, in uno sventolio di minigonne, nel barrire della contestazione, nella voglia di libertà di una generazione che chiedeva più fantasia e rifiutava le certezze dei padri, nel prendere forza del femminismo che, nel 1968, costrinse la Corte Costituzionale a dichiarare illegittimo l'articolo del codice che, nella pena prevista per l'adulterio, puniva più severamente le donne. Certo, c'era ancora vagheggiante in Europa una cultura vecchia che costringeva ai mutandoni le ballerine della televisione, ma, anche se ancora in maniera strisciante, la mentalità delle nuove generazioni stava subendo un precipitoso processo di omologazione in tutti i Paesi del benessere. Mentre, nel 1968, il Sunday Times lamenta che "le porte delle camere da letto sono state scardinate e gli organi genitali fanno bella mostra di sé sugli schermi e sui palcoscenici teatrali" e ha titoli, spazio sui quotidiani inglesi la notizia che Mary Quant si è tagliata i peli del pube a forma di cuore, la censura italiana allenta le maglie e, all'insegna di liberati capezzoli e di pudende da intravedere, il neonato settimanale Men ha un subitaneo successo: 300 mila copie. |
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Marzo |
Novembre |
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Il Calendario Pirelli 1968 potrebbe ormai osare, ma si accontenta di un timido seno (dicembre) ripreso di sguincio, di un fra le righe erotico, giocato d'ispirazione sulle poesie di Elizabeth Barrett Browning, Allen Ginsberg, Ronsard, dal fotografo Harri Peccinotti e dalle modelle Ulla Randall, Elisa Ngai, Pat Booth, Jill la Tour, sullo sfondo di Djerba e dei villaggi, delle spiagge tunisine. Il giugno di questa annata si affida alla consueta maglietta bagnata che s'incolla al corpo e a un pube rigorosamente ritoccato. Ma emozionano di più la nuca e la spalla di febbraio, il ventre di luglio con girasole e poetica, bionda peluria. |
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Gennaio |
Ottobre |
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Il Fotografo Harri Peccinotti. Il suo primo lavoro, all'età di quattordici anni, era emblematico perché univa le due grandi passioni della sua vita: l'immagine e la musica. Gli inizi infatti avvennero come grafico incaricati di progettare le copertine dei dischi. Alla musica dedicò due anni di professione, prima di essere catturato dal mondo della pubblicità e dell'editoria. E' stato grafico, fotografo e direttore artistico, per testate prestigiose come Twen, Vogue, Town, Elle, Queen, Rolling Stone; e non manca nella sua esperienza la realizzazione di libri e film di carattere etnico. Suo è anche il Calendario Pirelli del 1969. |