Il grande incanto - Le illustrazioni di Giorgio Tabet
Ecco, le era vicino, mentre lei s'alzava, quasi spaventata per il suo sguardo fisso.
"Dove vai?". Egli si levò a sedere bruscamente sul letto.
Le braccia intorno alle ginocchia, non la guardava, fissava vagamente davanti a sé. "Sono stato uno sciocco a non immaginarlo subito", disse.
Gli arbusti frusciarono, qualche ramo secco si spezzò. José apparve sul costone del ripido pendio. "Avanti, mi dia una mano".
José finì di parlare coi due messicani che ritornavano a Vajos. "...Venerdì alle sei, qui".
"La osservi pure con calma, signor Forter. Glielo dico senza ironia. Un giorno vorrà fuggire per non vederla più, ma sarà troppo tardi...".
... si sentì stringere da due mani nervose e il viso di lui era adesso paurosamente vicino...
Gli prese la mano che egli teneva sul viso, gliela spostò per guardarlo negli occhi. "Dimmi dove hai messo la rivoltella".
Sentì le sue braccia intorno al collo. In quell'angolo morto dietro la dogana non vi era nessuno.
Girò di fianco al cavallo, con uno scatto solo fu in sella. "Le redini", gli disse allora.
La tensione nervosa lo irrigidiva tutto, e anche la voce, quando gridò, gli uscì roca, spezzata. "Fermatevi li!".
... dicevano che Isabel era rimasta li, al valico, dove era morta, e viveva li la sua vita ultraterrena, non potendosi staccare da quel luogo...
Giorgio Tabet

Nasce a Genova il 4 febbraio 1904. Nell'estate del 1917 realizza delle copertine con motivi floreali sotto la guida di Giulio Cisari, invitato da suo padre a Varazze perché lo avviasse al disegno e alla pittura. Nel 1925 comincia a collaborare con illustrazioni con il Secolo XX.
Nel novembre del 1926 si trasferisce a Milano, dove divide lo studio-abitazione con Michele Cascella, e comincia a collaborare anche con Lidel, diretta da Gino Valori.
Dalla metà degli anni Venti collabora con il giornale satirico Guerin Meschino e con il quotidiano L'Ambrosiano. Con un segno di particolare eleganza rappresenta il fascino e l'atmosfera del capoluogo lombardo, le «pose», le atmosfere, i tipi del mondo borghese a Milano fra le due guerre e oltre.
Negli anni Trenta illustra copertine e interni di periodici come Il romanzo mensile (dell'editoriale del Corriere della sera) e Gialli economici Mondadori.
Illustratore tra i più noti e apprezzati, realizza le copertine per le collane "Le scie" e "Omnibus" (Mondadori) dal 1937 agli anni Sessanta.
Dalla metà del 1938, per via delle leggi razziali promulgate dal regime fascista, non può più firmare i suoi lavori. Nel 1940 lascia Milano e si rifugia fino al 1944 a Castelluccio di Norcia per sfuggire ai bombardamenti e alle persecuzioni.
Dopo la Liberazione inizia la collaborazione con la Salani. Nell'aprile 1945 nasce il figlio Guido. Nel 1945-1946 collabora con la Domenica del popolo e dal 1949 riprende a illustrare la Domenica del Corriere.
Negli ultimi anni si dedica soprattutto alla pittura, prediligendo il ritratto.
Muore a novantotto anni a Cecina il 4 novembre 2002.